Anoressia. Storia vera!

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Anoressia. Storia vera!

Agosto 8, 2019 Critiche Scomode News 0

Anoressia Storia vera! | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

C’era una volta me stessa.

Avevo 15 anni e vivevo come tutte le ragazzine una fase difficile.

Stavo crescendo, stavo cambiando e purtroppo stavo capendo.

Il periodo adolescenziale comporta paure inconsapevoli all’inconscio del soggetto. Per cui si necessita di educatori preparati e armati di pazienza per far sì che la lenta crescita non avvenga in modo traumatico.

Purtroppo non tutti i genitori, che detengono il ruolo di educatori, sono psicologi nè tantomeno informati sui metodi pedagogici.

C’è anche da dire che non esistono regole da sfruttare in modo collettivo.

Ogni individuo va considerato nel suo essere, nella sua predisposizione, nel suo temperamento genetico. E quindi l’approccio dell’educatore cambia a secondo della  psiche che si trova davanti.

Insomma, i genitori hanno un bel da fare se sono informati e consapevoli. In effetti si sta plasmando una mente per farla divenire un giorno essere umano degno di stare al mondo.

Anoressia Storia vera! | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Beh, comunque vi racconto la mia storia!

La prima volta che ebbi un sintomo strano di problemi legati al cibo fu un pomeriggio di ottobre. Quando dovetti fermarmi per strada per vomitare acini di uva mangiati poco prima in casa dei miei genitori. Non mi ero abbuffata ma sentivo forte questa necessità.

Ho sottolineato che ero in casa dei miei perchè in effetti avrei voluto vivere sempre fuori da quelle quattro mura che mi attanagliavano, mi soffocavano, mi rendevano debole. E infatti come potevo scappavo. Dovunque e con chiunque.

Erano gli anni dei figli dei fiori, dell’avvento del femminismo, delle ribellioni sociali. Ed io mi sentivo in tono con questi sistemi mentali rivoluzionari. Ma più che altro soffrivo di un disturbo malefico che può condurre il soggetto non cosciente alla perdizione. Non mi sentivo amata! E penso dopo anni che quella non era una sensazione, ma la realtà.

Sono la seconda di tre figli, quindi in mezzo a una primogenita femmina e un ultimo maschio.

Il motivo vero dell’avversione che mia madre nutriva e nutre nei miei confronti non l’ho mai ben capito. Anche perchè è sempre mancato quel sano e vero dialogo che sistema  tutto anche attraverso uno scontro acceso. 

In effetti mi sentivo un pò la pecora nera. Platealmente mia madre difendeva sempre mia sorella , di due anni più grande, e criticava in malo modo me.

Io ero la ribelle, quella che non studiava, quella disordinata e disobbediente.

Quindi niente manifestazioni affettive nei miei riguardi ma solo giudizi negativi. Tanto che all’età di 18 anni scappai da quel collegio asettico per rifugiarmi da qualsiasi altra parte che non fosse quella.

E dopo due anni mi sposai con uno che ritenevo un amico. E lì iniziò un nuovo calvario. Questa persona purtroppo si rivelò un pessimo personaggio e il mio ego sprofondò nel baratro.

Intanto la mia situazione familiare non cambiò. Mi tenevano lontana anche perché mia sorella, estremamente gelosa di me, non voleva che mi si desse importanza. E fu in quella casa al terzo piano di un palazzo antico che sviluppai in maniera completa la malattia.

Non mangiavo più! Quando vedevo il cibo provavo ansia, paura, sensi di colpa. Insomma non volevo che il cibo mi sporcasse. Ma soprattutto mi vedevo grassa e pesavo solo cinquanta chili. In realtà il problema era già presente anni prima ma in modo più subdolo e ingannevole.

Anoressia Storia vera! | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Facevo la baby sitter, anche perchè con la disistima che avevo non avrei potuto fare di meglio.

Ricordo un episodio. Andai come tutte le mattine in casa della famiglia per cui lavoravo e il bambino doveva fare colazione. Mi venne un senso forte di fame e con fatica mangiai un biscotto. Non era il caso. Non riuscivo più a stare tranquilla . Il mio pensiero era fisso sulla colpa di essermi mangiata quel biscotto. Andai in bagno per vomitarlo mettendomi due dita in gola ma ahimè non usciva niente dal mio stomaco vuoto e rinsecchito.

Il tempo passava e io dimagrivo sempre di più. Ma nessun medico poteva aiutarmi, in quanto a quei tempi questa patologia non era ancora conosciuta e riconosciuta come patologia.

Così, arrivata a pesare quarantaquattro chili, mi licenziai perchè non riuscivo quasi più a far fronte alle piccole fatiche quotidiane.

Mi sentivo sempre stanca, vuota e priva di stimoli. I protagonisti della mia giornata divennero il letto e la televisione.

Poi ad un certo punto cambiò la scena. Nel senso che durante il giorno stavo digiuna e la sera mi abbuffavo in modo esagerato . Mangiavo di tutto, passando dalla pasta al secondo, al contorno, al dolce e poi al limite di nuovo alla pasta. Ero tranquilla perché sapevo che tanto dopo avrei buttato tutto nel cesso con l’aiuto delle dita in gola.

Questa pratica continuò per tanto tempo raschiandomi la gola. La notte dovevo dormire con una bottiglia di acqua ghiacciata sul comodino, tanto era forte il bruciore tra l’esofago e la gola.

Anoressia Storia vera! | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Così andai avanti per un bel pò. Fino a quando, a un passo dal ricovero, scoprii di essere rimasta incinta non per caso ma per mia precisa volontà.

E lì cambiò il mondo. La mia pancia, che prima doveva essere piatta e senza un filo di grasso, poteva crescere libera da ansie. Il mio corpo fiero della trasformazione accettava il nutrimento e il mio cuore non si sentì più solo ma in compagnia di un altro. La bimba che tenevo in grembo mi salvò la vita.

Non è mai sparito del tutto questo problema. Ma l’ho tenuto sotto controllo nonostante qualche piccola ricaduta nei periodi più bui.

Da sola ho riflettuto sulle cause di tutto ciò e non ho trovato una verità assoluta, sicura.

Volevo secondo me essere perfetta attraverso il corpo. Così da farmi accettare dagli altri, così da poter essere amata.

O forse volevo non essere ingombrante per non dare fastidio, per non farmi criticare. Volevo sparire, forse volevo morire. Tutto questo accade in modo inconscio, perchè la malattia non prevede consapevolezza se non quando guarisce.

Ho cercato come un cane  randagio quell’affetto che mi è mancato in quella famiglia. Ma dovunque e con chiunque non ho acquietato quel senso di vuoto che penso mi accompagnerà fino alla morte.

Nel crescere però qualcosa è cambiato. Accetto la mancanza e faccio io la madre di me stessa. Cerco di volermi bene, di accarezzare i miei difetti e perdonare i miei errori. E quella mamma che mai trovai la lascio lì, libera di vivere la sua inconsapevolezza.

Rossana Oliva