E che ne parlamme a fa’

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E che ne parlamme a fa’

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E che ne parlamme a fa' | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

E che ne parlamme a fa’ | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Tutte queste chiacchiere per suggellare una vita, per lasciare un grosso calco sulla scia del proprio tempo. Per aspettare te che leggi, per farti sapere cosa ne penso. Ma poi, a che servono le parole che piovono scivolose sul terreno del mondo? Saranno ali per volare per chi non ha coraggio? Basi per poggiare le proprie riflessioni? O mezzi per trascorrere un limitato tempo quando non sai che fa?!  Inutili parole o pepite preziose? E chi le scrive perché lo fa?

Nel mio caso dipende dai momenti. Oggi, giusto per dirla in breve, mi sento un limone svuotato, una carota rinsecchita. O anche, perché no, un pomodoro secco, di quelli che si gustano dopo averli ammollati nell’acqua con un po’ di sale, olio e uno spicchietto d’aglio.

E che ne parlamme a fa’ | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Ecco! In questo momento scrivo per rimpolparmi, imbottirmi rinsanirmi.. Insomma, per rinvigorire una mente sopita, delusa.. quasi quasi spenta. Uaoo che negatività leopardiana. Eppure il Giacomo in questione con tutte quelle due sfere di tristezza è diventato il maggior poeta dell’ottocento e uno dei migliori letterati del romanticismo italiano. Chissà perché!! Ma non aveva un coach? Uno che gli triturava il cervello per poi ricomporlo in un impasto positivo? No, penso di no. Se lo avesse avuto gli avrebbe detto “A Giacomì lascia perde sta cazzo di Silvia che non ti fila di striscio.. e con tutte le gobbe che hai vattene a puttane che è meglio.” Povero figliolo, scriveva, leggeva fino a cecarsi. Chiuso dentro una stanzona che puzzava di vecchio, a guardare dalla finestra l’infinito. E quando arrivava il weekend, i suoi compaesani riempivano le piazze ubriachi di gioia e vestiti a festa e lui, chino e con la schiena a pezzi, scriveva “il sabato del villaggio”. Che tenero! Doveva soffrire parecchio con quei freddi genitori aristocratici e padroni che domavano ogni suo impulso vitale. E Silvia? Che fine avrà fatto? Eh sì, l’amore mai vissuto può esser vero, infinito e non pericoloso. Se l’avesse frequentata gli avrebbe fatto sparire la vena poetica. Ma almeno si è illuso!

E che ne parlamme a fa’ | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Caro il mio pessimismo, sei come un demonio schietto. Tu svegli a suon di ceffoni chi vuole coprire con un telo rosso il grigiore di una realtà evidente.. Ma lasciaci sognare, facci volare finchè tempo avremo. Allontanati dalle nostre convinzioni e facci credere che Silvia è realmente esistita e che forse anch’ella era innamorata di un gobbo triste, ma un buon Giacomino.

Rossana Oliva