Il Natale | Critiche Scomode

L'Arte del.. "Con Arte"

Il Natale | Critiche Scomode

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Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice


Sta arrivando l’attesa festa che porta regali a grandi, piccini, diavoli e angeli.

Eilà.. tutti felici dinanzi a un albero finto come la vita che sparpaglia luce anche lì dove c’è il buio.

Tutti lì a scartare doni inutili con le narici farcite di odori di cucinato e una stufa accesa a coronare il sogno.

E poi volete mettere i parenti, che al limite son anni che non sai neanche se son vivi e poi tutto d’un tratto le loro facce pittate a festa si materializzano.

Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Tacchi alti, vestiti nuovi e sacrificati sui corpi delle tante donne che nei camerini hanno infilato tra la ciccia l’abitino della festa.

Ah se quegli specchi potessero parlare nei giorni che precedono la festa.

Tutti devono essere belli, in forma, sorridenti, gioiosi e.. soprattutto buoni.

Eh.. sì, a Natale si è più buoni . Altrochè!!

E poi alè.. si parte per il lungo travaglio dello stomaco che deve subire sovraccarichi di cibo vario e a volte tossico, per partecipare dignitosamente al grande evento.

Ma poi qual’è l’evento? Chi se ne fotte che nasce Gesù? Ma chi se lo fila a un Gesù che non sappiamo neanche se è esistito veramente e se il papà faceva il falegname o la mamma era vergine e consacrata al bene.

Bò.. Comunque a noi interessa fin lì.. Giusto? Occupiamoci del passato più recente e del presente più vicino che già è tanta roba .

Allora bella gente, ve la ricordate la commedia “Natale in casa Cupiello”?

Tagliamo un attimo l’Italia in due e consideriamo che i nordisti fanno fatica ad appassionarsi ad un’opera così seducente.

Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Non per altro, ma perchè non ne capiscono l’espressione verbale che risulta spesso aderente a “com mammeta ta fatto”, cioè dialetto napoletano.

Poi sicuramente il suddista ha uno stile di vita e anche carattere diverso rispetto alla posizione che occupa il popolo napoletano.

Non mi permetterei di dire che al nord non la vedono perchè razzisti.. non sono tutti stolti.

Comunque la mia riflessione si incalanava per altri sentieri. E cioè! Vi è mai capitato di subire delle violenze psicologicissime in un pranzo di Natale o in una vigilia? A me si!

15 ottobre di un certo anno alle ore nove. La famiglia è seduta intorno alla tavola con un bel piatto di parmigiana di melanzane e cotoletta bella fritta e goduriosa.

Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Nel silenzio la voce del marito che tra un mozzico e l’altro infrange il flusso di benessere goloso con la frase bella tosta e fissa da anni.. “cosa facciamo a Natale?” .. E lì cala il silenzio. Un silenzio di quelli da film horror. Per capirci meglio, di quelli dove la protagonista sente un rumore nella notte e balza in piedi dal letto con occhi sbarrati e membra tremanti. Ecco proprio così!

E cosa rispondo adesso a questa tremenda domanda che mi si presenta due mesi prima dell’evento? E adesso cosa rispondo? Mi chiedo mentre la melanzana fritta sta già facendo a botte con la mia psiche ferita.

Un fosco vocìo introvola la riunione gastronomica e ognuno dice la sua. Ma a cosa serve? Alla fine si va dove si è sempre andato. Cioè dai famigerati parenti .

“Parenti”.. che bella parola! Dal vocabolario: persona unita ad altra da vincolo di parentela (sia consanguineo sia affine). “Unita da vincoli”, per cui obbligati a presenziare alle riunioni familiari derivanti da qualsiasi tipo di avvenimento.

Ahimè tapina! Ma torniamo alla scena dell’horror!! Perchè violenza psicologica? Semplice! Come da dieci anni, si andava da mia suocera per abitudini contrattuali e la famiglia si componeva così: padre, madre, due fratelli con mogli al seguito e due sorelle con mariti annessi. Prole abbondante e vivace e innocente.

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Io avevo un sinistro importante con mia suocera, la quale, brava donna, lo aveva maggiormente con me. Mio cognato aveva un’antipatia per il marito della sorella e quindi si beccavano sempre alla prima occasione, in cui si insinuava qualche riferimento politico. In effetti nessuno dei due rispettava il parere dell’altro. Il fratello A e il fratello B risultavano, nel componimento, astenersi da qualsiasi confronto e formalmente rispettosi e posati. La sorella A acida e bruttina comandava la cucina e posizionava i commensali nel suo ordine metodico e maniacale. La sorella B carina e furbetta sfoggiava abitini seducenti con ampie scollature che dialogavano al posto della sua bocca avida, ma non di parole. Il padre un provolone adagiato sul divano con sguardo soddisfatto di chi ha costruito una bella famiglia. L’albero gigante e vero partecipava stupefatto e imparapacchiato di palline e luccichii ai pomposi preparativi del nucleo in questione. Intanto la suocera, che per l’occasione indossa anch’ella du palle blu attaccate ai lobi penzoloni delle orecchie, non perde occasione per lanciare malevoli fracciatine giudicanti il fare sbagliato delle nuore.

Ahimè tapina ripetevo tra me e me ogni qualvolta il famoso vincolo parentale entrava in scena. Ma chi me l’ha fatto fare di sposarmi con questo qui che ha questa madre qui?

E così tra uno stringimento di denti e di stomaco si arrivava a tavola in un trambusto di voci. Il dilemma era anche quello che la sorella B aveva una tresca con un membro del nucleo.. atomo fate voi. Questo tizio era lo zio (solo al mondo, non sposato e senza figli) della moglie del fratello B. Ogni anno per non lasciare solo il poverino, tra l’altro ricco e ben piazzato, se lo portavano dietro e il marpione amante della sorella B accettava volentieri, prendendo due fave con un piccione. Lui si disobbligava con il solito panettone classico e scontato, che insieme ai tanti altri rimaneva lì sotto l’albero vero per un bel pò.

Il Natale | Critiche Scomode di Rossana Oliva Scrittrice

Insomma una vera commedia all’italiana o forse alla terrena. Eh sì, perchè questa è la nostra terra . Un mondo che gira sulle contraddizioni e sulle false verità . Un vortice di teste buttate tutte nella stessa pentola. Quella della inafferrabile scuola di vita , quella che scappa davanti ai nostri inconsci pensieri che vendicano verità, natura, libertà di vivere secondo il proprio modo di essere.

Il Natale come un palco ci apre il sipario degli abissi in cui prigioniere vivono le nostre anime.

E quando quel vero albero sarà spogliato dalle sue vesti apparenti tutto si placherà. Il sole splenderà sui suoi rami e donerà rispetto alla sua reltà. E con un pò di malinconia l’arteficio chiude le tende dello sfavillante sipario.

Buon Natale a tutti.. buoni, cattivi, peccatori, finti perbenisti, belli, brutti, di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto.. AUGURI!!!!

Rossana Oliva